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Tecnica dell'Ortocheratologia notturna


7. Ortocheratologia notturna




Facendo una considerazione finale dei metodi di competenza optometrica oggetto di questo studio, come lenti oftalmiche e lenti a contatto e alcune norme comportamentali, mi sembra di evidenziare e riconoscere, dai risultati dei vari studi, il trattamento allo stesso tempo più efficace e vantaggioso: l’ortocheratologia.


In primo luogo perché prevede l’uso di LaC durante il sonno e consente al soggetto di poter sostenere tutte le proprie attività giornaliere senza alcun ausilio, che consente al soggetto giovane di interfacciarsi di più al mondo esterno, senza rinunciare ad attività sociali o sportive, rendendo così molto più agevoli ed efficaci tutti quei benefici portati dalle attività all’aria aperta. 


Negli ultimi tempi abbiamo visto moltiplicarsi in maniera esponenziale le richieste, da parte di molti soggetti miopi e astigmatici, di applicazioni ortocheratologiche (OK) mirate alla riduzione del loro difetto visivo. Per miopi e astigmatici, infatti, l’ortocheratologia sagittale notturna può costituire una reale alternativa all’uso quotidiano di lenti a contatto morbide, gas-permeabili, occhiali e chirurgia refrattiva.


Per molti ametropi l’ortocheratologia ha rappresentato una importante novità.


Inoltre, nonostante le tecniche di correzione dei vizi refrattivi eseguite con la chirurgia refrattiva abbiano di fatto migliorato i loro risultati, molti soggetti miopi che vogliono eliminare gli occhiali non si sentono pronti per affrontare un intervento chirurgico. Per molti ametropi l’ortocheratologia ha rappresentato una importante novità.


E' un trattamento che consente di ottenere una riduzione della Miopia senza ricorrere alla chirurgia refrattiva ma tramite l' applicazione, durante il sonno, di speciali Lenti a Contatto Rigide altamente permeabili all' ossigeno.


L' Ortocheratologia è una procedura che già dagli anni ‘60 è studiata e applicata negli Stati Uniti e la cui idea nasce da attente osservazioni cliniche che hanno confermato la capacità delle lenti a contatto rigide, in uso quotidiano, di rallentare o fermare la progressione miopica.


E’ un trattamento teso alla riduzione dei vizi refrattivi per mezzo di LAC rigide. E’ una tecnica, non chirurgica, con la quale è possibile correggere una ametropia modellando la cornea, mediante l’uso lenti a contatto a geometria inversa indossate solamente durante il sonno. La correzione ottenuta consente all’ametrope di veder bene da mattina a sera senza lenti e senza occhiali.






8. Molding Epiteliale


 


L' effetto del trattamento si ottiene grazie alla pressione idraulica esercitata sulla cornea dal deposito di film lacrimale che si crea tra occhio e lente: questo fenomeno produce un cambiamento della curvatura corneale il cui risultato è l' avvicinamento dell'immagine alla retina, riducendo o eliminando la necessità di una correzione miopica. Si verifica, inoltre, una ridistribuzione delle cellule dell'epitelio corneale dal centro alla periferia.






9. Evoluzione dell’Ortocheratologia




9.1. Orthofocus di Jessen




Non è una tecnica nuova!


Il primo studio documentato  risale al 1962 (George Jessen 1916-1987 San Francisco ) con un tipo di lenti denominate Orthofocus di Jessen - Jessen (1962)


La possibilità di modellare la cornea usando lenti a contatto, risale quindi a cinquant’anni fa ma è solo da circa 15 anni che si è resa possibile  la moderna ortocheratologia notturna, approvata dell’F.D.A. nel 2002




Caratteristiche Orthofocus Jessen (1962)


PMMA/PMMA-silicone (Polycom)
Porto soltanto diurno
Solo il 40% raggiungeva 1 D di correzione


Miglioramento massimo di 3-4 linee di AV




L’evoluzione storica dell’ortocheratologia ha le sue origini quindi negli anni 60. Dal 1957 vengono riportati i primi casi di appiattimento corneale indotto da lenti corneali e nel 1962 George Jessen presenta i suoi primi risultati di tecnica denominata “Ortofuoco”. Le prime applicazioni venivano effettuate con lenti in PMMA con geometria tradizionale applicate piatte.


I primi studi clinici controllati avevano dimostrato che le reazioni avverse erano modeste…


…ma la tecnica era lunga e la sua efficacia limitata.


Per più di tre decenni questa tecnica non è stata pienamente accettata dalla comunità scientifica, soprattutto a causa dei dubbi su quanto fosse sicuro modificare la zona centrale della cornea. I primi studi clinici controllati avevano dimostrato che le reazioni avverse erano modeste, ma la tecnica era lunga e la sua efficacia si era dimostrata limitata.


Il futuro era della della geometria inversa…migliore stabilizzazione delle lenti, con una sempre maggior efficacia delle tecniche ortocheratologiche. 




9.2. Ortocheratologia accelerata




Lo sviluppo di nuovi materiali altamente gas-permeabili, l’introduzione di nuovi strumenti e nuove geometrie ha portato all’evoluzione della moderna Ortocheratologia notturna.


Lo sviluppo delle lenti a geometria inversa ha permesso una migliore stabilizzazione delle lenti, con una sempre maggior efficacia delle tecniche ortocheratologiche. Inoltre lo sviluppo di nuovi materiali altamente gas-permeabili, strumenti diagnostici sofisticati e nuove geometrie ha portato all’evoluzione della moderna Ortocheratologia notturna.


Negli anni 90 nasce l’Ortocheratologia accelerata con l’introduzione di nuove lenti a Geometria Inversa. 





9.3. Zone LAC




Tali lenti si basano su 3 curve sferiche, Inversione bassa da 0,3-0,8mm, diametri da 9,5 a 9,8mm.


Nel 1995 si ha l’introduzione dell’Ortocheratologia avanzata.


Viene introdotta una complessa progettazione a mezzo software con calcolo matematico basato su fogli di calcolo in cui si inseriscono precisi parametri corneali acquisiti con protocolli molto rigidi e vengono di conseguenza generate le varie curve e diametri delle complesse geometrie inverse.


Si inseriscono quindi tali dati nei Simulatori Topografici ove si apprezzano i pattern fluo virtuali. Quindi di procede alle prove reali sul paziente con Set diagnostico dedicato per ogni geometria. Si decide infine dopo codesto protocollo applicativo all’ordine della lente definitiva.



10. La teoria geometrica.


Ma vediamo nel dettaglio come sono strutturate queste moderne LAC, partendo da un po' di teoria geometrica.


In oftalmologia per sagittale di un punto della cornea si intende la distanza fra questo punto e il piano tangente alla cornea nel suo vertice.



  • dipende dalla zona corneale considerata (punto di allineamento periferico nella pratica);

  • dipende dal raggio di curvatura (raggio apicale nella pratica);

  • dipende dall'eccentricità (misurata nello stesso punto di allineamento periferico).


 


10.1. Eccentricità Corneale


 


Per eccentricità corneale (e) intendiamo il valore di eccentricità dell’elisse che meglio approssima il meridiano corneale di interesse.


Tale valore descrive una sezione conica e l’andamento della variazione di curvatura dall’apice della curva, cioè quanto rapidamente la curva si appiattisce o si incurva dall’apice della superficie. L’eccentricità varia da 0 a infinito positivo per il gruppo delle sezioni coniche: eccentricità di un cerchio è 0, di una ellisse è compresa tra 0 e 1, di una parabola è 1 e di una iperbole è >1. Per indicare l’uso di una curva oblata dell’elisse (diventa più curva dal centro alla periferia), al valore e viene dato qualche volta un segno negativo.


Nell’ortocheratologia del passato si pensava che maggiore è l’eccentricità, maggiore è l’entità della miopia che può essere potenzialmente ridotta ed il risultato massimo derivava di conseguenza dal fatto che 1D miopia equivale ad una modifica di 0,20 eccentricità…in media e media=0,50 quindi max 2,50D di trattamento


Sovrastima eccentricità=lente piatta


Sottostima eccentricità=lente stretta






10.2. Software calcolo 




Lo studio geometrico delle curve ci da la possibilità di padroneggiare il software di calcolo delle lenti a geometria inversa anche se necessita di particolare training per imparare ad usarlo. Il grande vantaggio però è la possibilità di controllo di tutti i parametri della lente.


Inoltre è facile da aggiornare nel momento in cui il laboratorio modifica alcune modalità costruttive e soprattutto riduce in modo drastico l’uso di lenti di prova ed a volte anche la totale eliminazione del set di prova. Personalmente mi è capitato più d’una volta, dopo qualche anno di esperienza, su cornee standard di applicare la LAC ortocheratologica senza provare nemmeno una lente, ma esclusivamente affidandomi al software di calcolo.






11. Autofit Topografico 




L’autofit del topografo consente di calcolare lenti a geometria inversa sulla base delle topografie dell’occhio ns paziente ed è un altro ottimo e valido sistema per prevedere ciò che può succedere con un certo tipo di geometria sulla cornea virtuale dell’ametrope.


Anche qui c’è necessità di training nell’imparare ad usarlo per districarsi nel difficile controllo parametri lenti, ma a grandi linee ci da un prima idea di come potranno comportarsi le lenti.


Ovviamente sia per quanto concerne il software di calcolo, che l’autofit topografico è di fondamentale importanza l’origine dei dati in fase di acquisizione topografica. La loro precisione  e corrispondenza alla realtà è sinonimo di sicurezza e successo applicativo ultimo.






12. Set Diagnostico


 


Un altro approccio di lavoro in ambito ortocheratologico utilizzato è quello del Set Diagnostico.


Si utilizza in particolare modo questo metodo in tutti quei casi in cui si hanno cornee particolari, con eccentricità basse o elevate, inversioni di eccentricità, astigmatismi e ametropie elevate o comunque quando ho problemi di centraggio.


In tutti questi casi valutare il comportamento reale delle lente in situ è fondamentale.


Il protocollo prevede:


Scelta della lente con “target power set” in cui si sceglie parametri base in funzione del caso. Si simula sempre virtualmente allineamento dei due meridiani con una curva standard a mezzo Autofit Topografo, cercando di ottenere una clearence lacrimale ottimale in tutte le zone.


In questo tipo di applicazioni è necessario poi un target scrupoloso del pattern fluoresceinico e quindi una corrispondente elevata esperienza nella valutazione al biomicroscopio. 


Ovviamente in questo tipo di protocollo Ortocheratologico la necessità di set di prova con elevati costi e protocollo disinfezione scrupoloso è la regola. Inoltre l’applicazione richiede molto più tempo sia da parte del professionista che di impegno per i pazienti.


I risultati però spesso sono eccellenti e quindi è un impegno di tempo e costi ben investito.


Paolo Poggio - OTTICA POGGIO - Via Santuario,21 - 12033 MORETTA (CN) - Int.0172/244686 - Tel.0172/94293 - Fax. 0172917735 - P.Iva : 01953600044 - E-mail : info@otticapoggio.it